Altre forme di poesia improvvisata in Sardegna

Oltre alla poesia a bolu logudorese, improntata allo schema classico dell’ottava rima e diffusa ancora oggi in Toscana e in Italia centrale, in Sardegna resistono altre forme di improvvisazione poetica come sa cantada nell’area meridionale, sa repentina nell’Alto Campidano e i mutos nella Barbagia di Belvì e nel Mandrolisai. Queste forme di poesia sono nate e si sono sviluppate in quella che Alberto Cirese ha definito “civiltà metrica sarda”.


Sa cantada campidanesa Nell’area meridionale le gare poetiche prendono il nome di cantadas. Nella disputa classica campidanese si distinguono due sezioni: a mutetus longus e a versus. • La prima è caratterizzata da una forma metrica molto complessa e dalla presenza delle due voci di basciu e contra che accompagnano i poeti. • La seconda, sa versada, ha invece una struttura metrica semplice e l’accompagnamento di basciu e contra è sostituito dalla chitarra. Mutetus e versus si dividono in due parti chiamate sterrina e cubertantza. La differenza la fa il numero dei versi della prima parte del componimento (sa sterrina): i mutetus sono di solito composti da otto versi (peis) i versus da due. Il distico de sa cubertantza contiene al suo interno tutte le parole necessarie per le rime con i versi de sa sterrina.

Sa repentina

Salvatore Piano di Capoterra, poeta improvvisatore, che ha calcato i palchi delle feste popolari del Campidano, della Marmilla, del Sulcis-Iglesiente

Questa forma poetica è diffusa in un vasto territorio che comprende la Marmilla, la Trexenta e il Campidano di Oristano. Non ha uno schema metrico rigido, si va dal quinario al decasillabo con una predilezione per il verso ottonario. Anche il numero dei versi è libero. Sa repentina è di tre tipi: 1) a sa dereta, forma più semplice caratterizzata dalla composizione di versi a rima baciata; 2) retrogada con l’inversione dei versi e la creazione di rime nuove utilizzando le stesse parole; 3) riepilogada. Quest’ultima richiama sa moda logudoresa per la ripetizione di versi a rime intrecciate. I poeti sono sempre accompagnati da una fisarmonica per tutta la durata della disputa.

La poesia a mutos Questa forma di poesia è limitata oggi a un’area molto ristretta, pochi paesi della Barbagia di Belvì e del Mandrolisai. Nelle gare a mutos il numero dei poeti varia: possono essere due, tre o anche quattro accompagnati dall’organetto o dalla fisarmonica. La struttura metrica è anche in questo caso molto complessa e richiede eccezionali doti mnemoniche. Il componimento si divide in due parti simmetriche: isterrimenta e amontu costituite dallo stesso numero di versi. L’abilità del poeta sta nello sviluppare le rime in ordine retrogrado.

Monserrato nel 1925 prima di una gara poetica, si possono riconoscere alcuni tra i più noti capiscuola della poesia dialettale campidanese: da sinistra, Pasqualino Loddo (Monserrato), Efisio Loni (Selargius), Francesco Farci (detto Ciccittu) di Cagliari, Luigi Mascia (Selargius) e Antioco Marras (Pula)