Sardegna: tre generazioni di poeti

Antoni Cubeddu

Dall'ovile alla piazza

La prima gara pubblica si disputò a Ozieri nel 1896 per la festa della Madonna del Rimedio su iniziativa del poeta locale Antonio Cubeddu. La data ufficiale, riportata in un sonetto dello stesso Cubeddu, è il 15 settembre ma è più probabile che la disputa avvenne il 20 o il 21 dello stesso mese. All’iniziativa parteciparono, oltre a Cubeddu, altri sei improvvisatori: gli ozieresi Zoseppe Pirastru e Frantziscu Cubeddu, Antoni Farina di Osilo, Salvatore Demartis di Ossi, Antoni Micheli Cuccuru di Usini e Andria Porcu di Codrongianus. Si trattò di una esibizione a premio. La gara, da intrattenimento relegato in contesti “ristretti” (l’ovile, su tzilleri, le feste familiari), diventa un vero e proprio spettacolo di piazza.

 

I pionieri

La fase pionieristica delle gare, entrata ormai nel mito, è caratterizzata dalla presenza di improvvisatori dotati di estro, fantasia e spirito guerriero. Le gare di fine ‘800 e dei primi due decenni del ‘900 sono animate da accese dispute nelle quali i poeti non si risparmiano prese in giro e, in qualche caso, offese e insulti. Anche i temi privilegiano argomenti popolari riflettendo i gusti di un pubblico formato in gran parte da contadini e pastori. Impossibile ricostruire con esattezza la produzione di questa prima fase, mancano infatti documenti attendibili e fonti di prima mano. Le ottave dei protagonisti sono state tramandate oralmente di generazione in generazione, talvolta attribuendole ad autori diversi. Restano trascrizioni di testi effettuate dagli stessi ascoltatori che formavano squadre di quattro o otto persone per riuscire a riportare per intero su un foglio volante le ottave cantate sul palco. Protagonisti assoluti di questa prima fase, oltre ad Antonio Cubeddu, furono i poeti Zoseppe Pirastru di Ozieri, Barore Testone di Bonorva, Pitanu Moretti  di Tresnuraghes, Antoniandria Cucca di Ossi, Antoni Farina di Osilo e Gavinu Contini di Siligo.

 

La seconda generazione

Alla fine della prima Guerra mondiale entra in scena la seconda generazione di poeti improvvisatori. Si tratta di un gruppo agguerrito che si confronta con i grandi poeti senza alcun timore reverenziale. Ne fanno parte Barore Tucone di Buddusò, Remundu Piras di Villanova Monteleone, Barore Sassu di Banari, Jomaria Pulina di Ploaghe, Frantziscu Demartis di Mores, Juanninu Fadda di Fordongianus, Cicciu Piga di Perfugas, Andria Ninniri di Thiesi e i fratelli Antoni e Gavinu Piredda, il primo nato a Thiesi, il secondo a Romana. Nel primo dopoguerra, e fino agli anni del proibizionismo clerico-fascista (1932-1937), si registra un deciso innalzamento del livello qualitativo delle gare in piazza grazie, soprattutto, a Barore Tucone e Remundu Piras. Si cominciano a cantare temi storici, religiosi e politici. I cantadores diventano un riferimento culturale e morale per le folle di tutta la Sardegna. Grazie a loro si superano, pur tra mille difficoltà, i disastri arrecati dal divieto delle gare decretato da Chiesa e fascismo e dallo scoppio della seconda Guerra mondiale.

 

I tempi moderni

Il secondo dopoguerra e la caduta del fascismo segnano una nuova stagione di speranza per la poesia a bolu. La Sardegna riparte e in tutti i paesi si riprende a cantare nei palchi inghirlandati delle feste paesane. Per tre lustri, fino agli anni della “Rinascita” e dell’industrializzazione selvaggia, la gara poetica diventa un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati di tutta l’Isola. Un fenomeno che dura poco: i processi economici e sociali modificano per sempre il terreno in cui le gare erano nate e si erano sviluppate. L’interesse del pubblico comincia a scemare, negli anni ’60 irrompono prepotentemente anche i Sardegna i nuovi idoli del pop e del rock nazionale e internazionale. Anche tra i poeti sono pochissimi i nuovi talenti che riescono ad affermarsi. Protagonisti di quest’epoca carica di contraddizioni sono gli improvvisatori Barore Budrone di Bonnanaro, Totoni Crobu di Neoneli, Peppe Sozu di Bonorva, Juanne Seu di Chiaramonti, Bernardu Zizi di Onifai, Antoni Pazzola di Sennori, Frantziscu Sale di Mara, Frantziscu Mura e Mario Masala di Silanus. 

 

Verso il terzo millennio

Oggi la gara affronta la fase più difficile della sua storia: sono pochissimi i giovani che si avvicinano al mondo dei cantadores. Eppure, come non accadeva da decenni, nel terzo millennio sono diversi i poeti improvvisatori presenti sulla scena. Un fatto paradossale: nascono nuovi poeti ma la consistenza e la competenza degli ascoltatori va progressivamente affievolendosi. È un fenomeno irreversibile o un passaggio obbligato verso una nuova stagione delle gare? A questi interrogativi dovrà dare una risposta la società sarda nel suo insieme. In altre nazioni, come i Paesi Baschi, l’improvvisazione poetica è tornata a nuova vita grazie alle efficaci politiche linguistiche e all’introduzione della lingua madre nelle scuole. I poeti di quella terra, i bertsolaris, sono oggi delle autentiche star che richiamano per le loro esibizioni migliaia di persone.